Soccorso alimentare: i fondi saranno assegnati dai servizi sociali dei Comuni. Ecco come

I criteri di assegnazione delle risorse principali terranno conto anche del minor reddito pro capite e della dimensione del comune

Data:
29 Marzo 2020
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Per far fronte all’emergenza alimentare, diretta conseguenza dell’epidemia da COVID-19, il Governo ha deciso di anticipare – in accordo con l’ANCI – il trasferimento ai comuni di 4,3 miliardi (comunque dovuti agli enti territoriali nel Fondo di solidarietà comunale), attesi in origine al 31 maggio 2020 e che invece saranno immediatamente disponibili.

Lo ha reso noto il premier Conte, assieme al ministro dell’Economia Gualtieri, in una conferenza stampa (qui il video completo) tenuta nella serata di sabato 28 marzo, spiegando che i provvedimenti firmati sono due: un DPCM governativo che anticipa la tranche di maggio del FSC e un’ordinanza della Protezione Civile con altri 300 milioni, questa dedicata in toto agli aiuti alimentari.


Tutti i fondi a disposizione

Il nuovo DPCM firmato da Conte – ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale – contiene quindi “misure straordinarie e urgenti per fronteggiare l’emergenza alimentare“. Si dispone il trasferimento di 4,3 miliardi di euro ai Comuni e a questa somma aggiunge altri 300 milioni vincolati, ossia destinati esclusivamente ad aiutare quei cittadini che in questi giorni di emergenza non hanno soldi per fare la spesa“, come ha spiegato il premier.

Al decreto si aggiungerà un’ordinanza della protezione civile, che incrementerà la somma “con una anticipazione, a valere sulle risorse del secondo acconto del FSC“, pari a 400 milionida destinare a misure urgenti di solidarietà alimentare per consentire alle persone in stato di bisogno di soddisfare i bisogni più urgenti ed essenziali, reintegrando il Fondo in sede di emanando nuovo decreto legge“.


Assegnazione dei fondi: le modalità

La quota del fondo assegnato a ciascun Comune sarà gestita ed erogata dal Comune stesso, privilegiando i criteri di prossimità e sussidiarietà.

Dalla bozza del DPCM si evince che:

  • il riparto delle risorse aggiuntive (i 300 milioni, ndr) sarà basato su criteri nuovi, calibrati per l’esigenza eccezionale, quali i principi del minor reddito pro capite (50-66%) e del numero di abitanti (33-50%) – criteri concordati con l’ANCI;
  • le risorse ricevute da ciascun Comune per la solidarietà alimentare saranno destinate, con un vaglio preventivo molto semplificato e flessibile (evitando requisiti rigidi) da parte dei servizi sociali comunali, a tutti coloro che versano in situazione di necessità alimentare. Queste risorse dedicate potranno essere rafforzate da ciascun comune (o dall’ANCI, con un riparto pro quota in base alle esigenze) con donazioni defiscalizzate di generi alimentari o di buoni d’acquisto o buoni sconto da parte di privati, di produttori, dei distributori;
  • i comuni potranno acquistare buoni spesa, buoni pasto o generi di prima necessità senza procedura di gara;
  • considerato che il FSC non interessa i comuni del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia e della Valle d’Aosta, in questi territori, con specifica previsione nell’ordinanza, le somme sono anticipate dalle Autonomie speciali per essere ristorate in sede di emanando decreto legge.


Fonte: Omnia del Sindaco

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 21 Ottobre 2020